SU “ACADÉMIE DES ARTS”L’INTERVISTA AL NOSTRO RINO GIARDIELLO SUL SENSORE FOVEON

Pubblicato: 14/10/2016 da Admin in Fotografia, Incontri con gli autori, News
Tag:, , , ,

Ringraziamo la redazione di Académie Des Arts per averci permesso di riportare l’intervista integralmente.

Il sensore Foveon, l’unico al mondo a funzionare a strati come la pellicola garantendo in tal modo una resa ineguagliabile ed immagini di straordinaria profondità, non manca di avere un grosso seguito di ammiratori e detrattori. Non esistono mezze misure per il Foveon e si tratta solo di capire – nel proprio bilancio personale – se i pregi superano i difetti. Per questo motivo abbiamo intervistato Rino Giardiello, direttore della famosa rivista fotografica Nadir Magazine e stimato fotografo professionista, uno dei maggiori esperti del Foveon e delle fotocamere Sigma in Italia.

Académie: Direttore, la ritengono un guru del Foveon. E’ vero?

Rino Giardiello: Credo che i guru, come tutti i veri esperti, debbano sapere tutto sull’argomento trattato e non è il mio caso. Preferisco definirmi un “esperto utilizzatore” visto che utilizzo le fotocamere Sigma in campo professionale con grande meticolosità ogni giorno e ne esploro continuamente i vantaggi ed i limiti in tutte le situazioni di ripresa. Per me è sempre stato fondamentale utilizzare al massimo la mia attrezzatura.

Rino-Giardiello-BN-All1000.jpg

Académie: Le Sigma con il sensore Foveon sono le uniche fotocamere che adopera?

Rino Giardiello: Credo che sia impossibile per un professionista  (a meno che non si dedichi ad un unico genere) adoperare un solo sistema fotografico perché le situazioni di ripresa ed utilizzo sono tante e diverse. Ognuna di esse richiede fotocamere ed obiettivi particolari. Ai tempi dell’analogico adoperavo il piccolo formato per le foto d’azione, il medio per le foto di qualità in studio ed in esterni, quasi sempre sul treppiedi, ed il grande formato per la massima qualità ed i corpi mobili, indispensabili per le foto di Architettura prima del digitale. Il Foveon, nel mio modus operandi, ha sostituito la fotocamera di medio formato con il vantaggio che, se occorre e le condizioni di luce sono sufficienti, posso anche usarlo con facilità a mano libera. Considero la mia Sigma SD Quattro l’equivalente dell’Hasselblad 6×6 che usavo con la pellicola. Non mi riferisco tanto alla nitidezza reale (comunque molto elevata e più che sufficiente per la maggior parte dei lavori che effettuo per l’Editoria), ma alla splendida sensazione di nitidezza che trovavo nelle foto scattate con l’Hasselblad e le ottiche Zeiss. Tra sensore Foveon ed ottiche Sigma della serie ART, l’ho ritrovata.

Académie: Non potrebbe adoperare la sua Sigma SD Quattro per tutti gli altri servizi fotografici? E’ una fotocamera grande quanto una reflex e dispone di ottiche per tutte le esigenze, quindi perché non per i matrimoni o per le foto sportive?

Rino Giardiello: Rientra nei limiti del sensore Foveon. Anche se il corpo della “SD Quattro” è molto comodo da usare sul campo a mano libera ed è anni luce più veloce e reattivo dei modelli precedenti, resta pur sempre un corpo troppo lento per la fotografia d’azione. L’autofocus è molto preciso, ma necessita tempo per focheggiare e non è adatto per cercare di cogliere l’attimo. Il sensore Foveon riesce ad offrire la stessa nitidezza di una fotocamera Full Frame (ed anche maggiore: come dicevo, non è questione solo di risoluzione reale ma anche di nitidezza apparente), ma solo alle basse sensibilità e questo ne limita l’utilizzo. E’ una meraviglia per le foto di architettura, paesaggio, still life pubblicitari e ritratti alle modelle in studio, ma non è da adoperare per lo sport, la street photography e le foto d’azione in genere. Torno all’esempio di prima: oggi non userei la Sigma SD Quattro nelle stesse situazioni in cui non avrei adoperato anni fa la mia Hasselblad 6×6.

Académie: So che molti gruppi fotografici e di appassionati le hanno chiesto di organizzare degli incontri nei quali trattare in maniera più approfondita l’argomento del Foveon ed il modo giusto per usarlo senza restarne delusi.

Rino Giardiello: Giusto ieri pomeriggio mi sono incontrato con alcuni fotoamatori molto curiosi non solo di toccare con mano la nuova Sigma SD Quattro, ma anche – per non dire “soprattutto” – di vederne la resa sul campo coi propri occhi. Erano molto ansiosi di poter valutare le foto scattate da loro stessi sul monitor dello studio ed il Foveon non li ha delusi!

Académie: Grazie Rino Giardiello, ricordo ai lettori i recenti articoli su Nadir Magazine della Sigma SD1 Merrill e della Sigma SD Quattro ed aspettiamo il seguito.

Annunci

I commenti sono chiusi.