CATANIA: Unfinished Culture

Pubblicato: 08/05/2017 da Redazione in Fotografia, Mostre, Sicilia

201705_agnetti.jpgdi Vincenzo Agnetti
Photo-Graffie – Dopo le grandi manovre 1979 – 1981
a cura di Giovanni Iovane in collaborazione con Archivio Agnetti
12 marzo – 14 maggio 2017
Fondazione Brodbeck, via Gramignani, 93 – 95121 – Catania

A due mesi dalla sua inaugurazione presso la Fondazione Brodbeck di Catania, la mostra Photo-Graffie Dopo le grandi manovre 1979 – 1981 a cura di Giovanni Iovane in collaborazione con l’Archivio Agnetti, giunge al termine. In occasione del finissage, la Fondazione Brodbeck ha organizzato due aperture libere (non occorre prenotare) e gratuite della mostra. Sabato 13 e domenica 14 maggio dalle 17.00 alle 19.00 sarà infatti possibile visitare l’evento espositivo dedicato al grande artista Vincenzo Agnetti (Milano 1926 – 1981).
Divulgazione dell’arte contemporanea, sinergie tra istituzioni pubbliche (accademie, scuole, università) e private (Archivio Agnetti), didattica sono, da sempre, i punti su cui la Fondazione Brodbeck investe, convinta che un lavoro di squadra e un lavoro sul e per il territorio sia il modo migliore per la crescita e lo sviluppo collettivo dell’intera comunità.La Fondazione Brodbeck anche in quest’occasione ha dimostrato grande attenzione alla sezione didattica, organizzando tante visite partecipate rivolte a scolaresche, gruppi di adulti, turisti, addetti ai lavori e non con l’intento di far conoscere le opere dell’ultimo periodo di Agnetti e ospitando gli studenti del Biennio specialistico di “Visual Cultures e pratiche curatoriali” dell’Accademia di Brera, Vincenzo Argentieri, Emilie Gualtieri e Bianca Frasso, coordinati da Valeria Faccioni (Archivio Agnetti) che hanno collaborato al progetto espositivo nonché alla preparazione editoriale del libro Vincenzo Agnetti Photo-Graffie Dopo le grandi manovre. Recensioni e segnalazioni sulla stampa nazionale e locale hanno confermato l’impegno della fondazione catanese e reso omaggio ai grandi lavori di Vincenzo Agnetti. Artista “eccentrico” e di fondamentale importanza per le sperimentazioni concettuali a partire dagli anni ’60, i suoi primi interventi sono infatti teorici e a sostegno, attraverso la rivista “Azimuth”, di artisti come Piero Manzoni ed Enrico Castellani. La mostra Vincenzo Agnetti Photo-Graffie Dopo le grandi manovre 1979 – 1981 allestita negli spazi espositivi della Fondazione Brodbeck di Catania riprende la pratica dell’uso della fotografia come medium e soprattutto come processo concettuale.Agnetti realizza la serie delle Photo-Graffie dal 1979 al 1981. Si tratta di pellicole fotografiche esposte alla luce, trattate e graffiate al fine di “recuperare” il disegno o meglio l’elemento figurativo e talora pittorico dell’immagine. Dalla fine e dall’annientamento dell’immagine, così come da una fotografia che non presenta altro che il nero, è tuttavia possibile agire con graffi e con colori. Graffiare e dipingere divengono in tal modo dei “segnali”, delle forme poetiche, disposti su una struttura cancellata quale appunto la pellicola fotografica. Un’originale forma di espressione pittorica che nelle Vetrate si arricchisce ancor più di ulteriori possibilità spaziali (anche in questo caso con un procedimento alterato tra interno ed esterno). Tale “recupero” dell’immagine s’inserisce all’interno di un procedimento concettuale e insieme poetico che contraddistingue l’intera e straordinaria esperienza artistica di Vincenzo Agnetti.
Sotto il titolo generale di Dopo le grandi manovre (1979-1981) sono stati presentati in mostra 17 opere su carta realizzate mediante l’uso della fotografia, della scrittura, della china e talora del collage e del pastello.“Io sono stato colpito – dichiara lo stesso artista – da questo fotografo di circa cento anni fa, che era un grande fotografo. Ho trovato le sue immagini incollate in un vecchio album, che ho comprato da un rigattiere a Gibilterra. Erano piccole foto in bianco e nero, che un altro anonimo ha successivamente acquarellato. Io le ho rifotografate con una macchina da dilettante, le ho fatte ingrandire in un modo particolare e ho ottenuto queste cose. Mi interessano perché sono di un poeta che usava le foto. Da parte mia ho voluto inserirmi in questo spessore poetico”. Anche in queste opere, “originate” da un vecchio album di tavole giapponesi, (l’album è stato esposto per l’intera durata della mostra) l’immagine fotografica s’inserisce simultaneamente in un processo artistico concettuale che fonde immagine, linguaggio e capacità espressiva pittorica.Come per le Photo-Graffie, lo “spessore poetico” è la chiave di volta per la comprensione e soprattutto la visione di queste opere.

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