NAPOLI: IRON&IVORY

Pubblicato: 06/10/2018 da Redazione in Arti varie, Campania, Mostre

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Al Blu di Prussia, giovedì 27 settembre 2018, ore 18-21
ORARI DELLA MOSTRA: Da venerdi 28 settembre al 4 gennaio 2019, apertura al pubblico mar-ven 10.30-13/16-20, sab.10.30-13.
Ingresso libero
Catalogo della mostra in galleria, Paparo Edizioni.

Ripresa di stagione, giovedì 27 settembre, per la galleria Al Blu di Prussia (via Gaetano Filangieri, 42 – Napoli) – lo spazio multidisciplinare di Giuseppe Mannajuolo diretto da Mario Pellegrino – che dà inizio al XI anno di attività con “Iron&Ivory”, la nuova personale pittorica di Alessandro Busci alla sua 3^ mostra in città in collaborazione con la Galleria Antonia Jannone di Milano.

In esposizione, un corpus di circa 30 opere di vario formato (dal grande, al medio, al piccolo) con le quali, tutte smalto su acciaio corten, si conferma la predilezione dell’artista per questo particolare supporto industriale. Fanno eccezione 3 lavori, sempre a smalto, ma su carta.

Filo conduttore la natura e il bianco avorio, le composizioni rappresentano tutte temi particolarmente cari all’artista: cave, boschi di betulle, vedute napoletane, tornadi, montagne e marine dipinte con quei suoi inconfondibili contrasti di luce.

“Il bianco scandisce il ritmo di una composizione perfetta. Le geometrie immacolate di Carrara sono astrazione allo stato puro. I sentimenti della montagna violata lasciamoli ai giganti del divisionismo. Busci controlla il panorama con la destrezza di uno scacchista, salvo poi chiedere alla materia di fare il suo corso; coagulandosi, rapprendendosi, screpolandosi, sollevando ciuffi inattesi. Non so se certe concessioni all’azzurro alludano a squarci di cielo dopo la tempesta. Restano l’alibi di un racconto. Posti in relazione al bianco, blu e celeste ne esaltano il candore. La ricerca dell’assoluto si gioca su questo calcolato equilibrio di pesi e di relazioni virtuose fra forma esatta e materia ribelle, fra il bianco e tutto il resto del mondo”, scrive Chiara Gatti nel testo di accompagnamento alla mostra nel quale rimanda il lavoro di Busci al pensiero di Giovanni Testori sulla ricerca del grande pittore russo naturalizzato francese Nicolas de Staël. E aggiunge: “Pittore “di materia”, erede della lezione di Antoni Tàpies o Anselm Kiefer, insegue la germinazione spontanea, l’ebollizione primordiale di una sostanza che muta a contatto con un altro reagente. Questo succede nel momento in cui gli smalti scivolano sulle lastre ossidate del corten. La ruggine non è mai stata così colorata. Busci indirizza gli esiti con pratiche alchemiche. Aumenta le dosi d’acqua, lascia che i fluidi scorrano in sottotraccia, trovino canali ipogei per erodere il metallo e poi sgorgare da faglie nascoste generando improvvise fioriture”.

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