MILANO: I Dieci Mondi

Pubblicato: 24/05/2019 da Redazione in Arti varie, Lombardia, Mostre

201905_bbiondi.jpg
Mostra personale di pittura di Bruno Biondi
A cura di Massimiliano Bisazza
Opening: Martedì 28 maggio 2019 dalle h 18:30 alle h 22:00
In mostra fino al 18 Giugno 2019
Presso: Spazio San Celso – Corso Italia, 41 – Milano
Apertura al pubblico: dalle h 15:00 alle h 19:00 dal Martedì al Venerdì; dalle 10:00 alle 19:00 il Sabato e la Domenica. Chiuso Lunedì
La mostra è patrocinata da Municipio Uno – http://www.comune.milano.it/municipio1
-Comune di Milano
-Santuario di S.ta Maria dei Miracoli presso S.Celso (MI)
Per informazioni: http://www.brunobiondi.art

Il bianco e il nero sono le fondamenta della poetica di Bruno Biondi. Osservando questo ultimo progetto bicromatico si trova immediatamente un’intensa connessione poetica con il “Quadrato nero” di Malevic e con il suo pensiero Suprematista che tanto ha dato all’incipit dell’Avanguardia Russa e non solo.

“L’evocazione volta alla pura non-oggettività nel bianco vuoto di un nulla libero” (cit. Malevic) è insita nel quadrato nero di Malevic tanto quanto lo è nell’atto creativo del pittore Biondi. L’idea della trasformazione dell’artista nello zero della forma è la creazione di un nuovo realismo non-oggettivo.

L’atto di dipingere è dunque liberatorio ed è liberato dal concetto di estetica, va oltre; ponendo al centro della creatività l’atto pittorico in sé e la sensibilità che ne deriva in chi dipinge e da chi ne diventa poi fruitore. Biondi non si basa dunque sulla rappresentazione della realtà ma riconduce le sue opere all’essenza dell’arte che è dunque fine a se stessa. La fusione dei concetti verticali e dei campi, ossia delle superfici, è ormai un fattore evidente. In alcune opere possiamo notare come l’escavazione divenga bianca se si sofferma sul bianco e nera se sul nero è tracciata – come spiega l’artista stesso – e vice versa, in modo speculare. Ma il processo creativo non si ferma qui, è in evoluzione costante.

In quest’ottica ciò che un solo elemento: il colore, affiancato dal concetto di verticalità – che è l’emblema tipico dell’arte di questo artista – ci conducono così a voler riflettere sulla possibilità di elevazione interiore (in senso verticale appunto), verso la ricerca di una luce, di un’evocazione spirituale e taumaturgica che guardi alla purificazione dell’animo, dai trascorsi dolorosi; affrancandoci dalle sofferenze terrene. Allora ecco che il passato – artistico ma anche umano di Biondi – ritorna attraverso il ricordo. Il rimando alle opere del passato è di fronte a noi ed è inesorabile, incancellabile, in distruttibile.

Se nelle mostre passate la verticalità era accompagnata spesso dal gesto dell’escavatura nella tavola o nella tela da parte dall’artista, nell’intento di andare oltre, anche attraverso un atto liberatorio; adesso l’accento è posto più sulle matrici del bianco e nero e poi nella linea verticale, inserendo così una sintesi minimalista e approcciandosi in modo decisamente più maturo e sinteticamente diretto ai sensi e ai mondi emotivi interiori…

Osservando più a fondo la poetica e i quadri di questa nuova mostra meneghina noteremo che il soggetto è anche la ricerca materica, che è la vera genesi che permette ai concetti verticali la vita.
È da questa riflessione che nasce il progetto dei “dieci mondi”, dieci sensazioni scaurite da stati vitali che possono partire dai mondi più bassi sino a quelli più alti, cioè illuminati (Inferno, Avidità, Animalità, Collera, Umanità, Estasi, Studio, Illuminazione Parziale, Bodhisattva e infine Buddità) che lasciano emergere il loro mutuo possesso al contempo.

Il Sutra del Loto è un importante insegnamento Buddhista che espone il mutuo possesso dei dieci mondi (che sono contenibili l’uno nell’altro permettendo di conseguenza di illuminare anche i mondi più bassi) per rivelare che le persone comuni possono manifestare la propria Buddità così come sono, senza dover rinascere in un’altra forma o in un’altra terra. Il vero significato di percepire i dieci mondi dentro la propria mente consiste dunque nel manifestare il mondo di Buddità – cioè la parte illuminata di noi, il mondo più puro ed elevato – che esiste nella propria vita.

Osservando le opere dell’artista riesco a percepire l’esistenza di tutti i dieci mondi in ogni singola opera e non soltanto differeziando ogni singolo stato d’animo nel singolo quadro. Tutti i mondi spirituali sono in esso contenuti e si dipanano dai neri dell’inferno sino ai bianchi dell’illuminazione, passando nelle nostre menti grazie al segno dell’escavazione che evoca la ricerca interiore. La verticalità ci rammenta il mondo di studio e di ricerca e via dicendo… Ciò accade per ogni singolo mondo interiore, ponendosi come obiettivo il raggiungimento della vetta; incamminandoci sempre più verso l’altro, verso quella sensazione di equilibrio e di quiescenza che dallo stato di latenza vira verso un mero effetto manifesto di pace interiore a cui l’artista anela nel profondo del suo cuore. Allora non resta che sprofondare nell’ambientazione di un Ex Chiesa, come quella di San Celso a Milano, luogo che per antonomasia rimanda a quello che fu un tempo, cioè un luogo di preghiera, di raccoglimento, e che oggi sconsacrata ci permette di accogliere questa esposizione, artistica inquesto luogo artistico-istituzionale, che si collega così intimamente alla spiritualità di ognuno di noi e dell’artista. Notiamo il fondersi di una moltitudine di mondi interiori; che con con l’ausilio dell’arte ci aiutano a osservare l’idea di speranza; quella speranza che in un mondo pieno di violenza e di noncuranza è necessaria come causa di un futuro migliore e altruistico.

Annunci

I commenti sono chiusi.