VENEZIA: Attraverso

Pubblicato: 04/12/2019 da Staff in Fotografia, Mostre, Veneto

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di Silvia Capoccia

La mostra sarà visitabile fino al 22 dicembre presso la galleria Arte Spazio Tempo, Campo del Ghetto, 2877, 30121 – Venezia (VE).
Orari: dal martedì al sabato dalle 10:00 alle 14:00 e dalle 15:00 alle 17:00.

Il 22 novembre 2019 è stata inaugurata “Attraverso” la mostra fotografica della giovane artista Silvia Capoccia, a cura di Maria Apicella e Martina Campese.
Nella cornice storica del ghetto ebraico veneziano, la galleria Arte Spazio Tempo ospita le opere dell’artista in una esposizione che vuole presentare appieno il percorso che Silvia ha intrapreso per dar voce alla sua spiccata sensibilità.
La mostra si apre con la prima sala che accoglie la serie Introspettiva, composta da otto autoritratti fotografici, che hanno permesso all’artista di compiere un viaggio per il raggiungimento della propria consapevolezza artistica e personale.
Gli scatti sono realizzati in bianco e nero e ritraggono Silvia Capoccia sempre in qualche modo celata da oggetti del quotidiano, appartenenti alla propria abitazione.
Proseguendo l’itinerario espositivo, il visitatore è chiamato a calarsi nella dimensione narrativa di un racconto in due parti: due grandi fotografie, disposte l’una di fronte all’altra a creare un dittico. La prima, La Ragazza Perduta, è ispirata all’omonimo romanzo di David Herbert Lawrence e rappresenta un autoritratto dell’artista; la seconda fa scorgere il paesaggio della Valle di Comino, terra natia di Silvia Capoccia. Le due fotografie non possono che essere collegate dallo stesso tema ossia il senso di smarrimento colmato da quello di appartenenza ad un territorio, per l’appunto la Valle di Comino, che ha ospitato proprio lo scrittore de La Ragazza Perduta per un periodo della sua vita.

La tematica ricorrente del viaggio conduce agli scatti erranti della serie La vita fuori, reportage del Circo Niuman, seguito in prima persona dall’artista per diversi mesi. Il viaggio in questo caso non è solo fisico, ma si configura anche come uno scavo nell’universo psichico ed emozionale dei circensi, che rivelano il proprio mondo quotidiano, fatto di legami solidi ed autentici, di gioie e fatiche condivise.

Erranti sono anche gli scatti delle Solitudini urbane, in cui l’ambiente urbano unito all’utilizzo del bianco e nero – linguaggio che caratterizza tutta la produzione dell’artista – diventa il palcoscenico per raccontare storie, vissuti, esperienze celate dietro sguardi ed espressioni in attesa di potersi rivelare all’osservatore. Catturano un’umanità sincera, fatta di emozioni difficili da nascondere perché spontanee, naturali.

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