Archivio per la categoria ‘Fotocamere/obiettivi’

Non basta usare il Foveon per una settimana od un mese per conoscerlo a fondo e scrivere un test esauriente e preciso: non c’è professionalità che possa aiutare nel cambiare repentinamente il modo di pensare e di trattare le foto dal sensore a mosaico, quello di Bayer, a quello a strati, il Foveon. E’ un modo di pensare che ormai, con il Bayer, è stato acquisito sin dalla nascita del digitale e tutti i programmi di fotoritocco sono ottimizzati per la massima resa coi file generati da questo tipo di sensore. Il Foveon montato nelle fotocamere Sigma, l’unico sensore al mondo a funzionare a strati come la pellicola, va conosciuto a fondo ed usato con cognizione di causa tutti i giorni perché, se da una parte c’è l’ineguagliabile ed evidente qualità contro qualsiasi sensore di Bayer anche di formato superiore, dall’altra ci sono tanti limiti e piccole idiosincrasie che possono renderne frustrante l’utilizzo e vanificare del tutto le potenzialità.

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Su Nadir Magazine sono stati pubblicati numerosi articoli sulle fotocamere Sigma dotate di sensore Foveon (ricordiamo quelli della SD1 Merrill, della sd Quattro “normale” e della sd Quattro H), a cura di Rino Giardiello che utilizza professionalmente da anni le sue fotocamere con sensore Foveon insieme ad altre fotocamere con sensore a mosaico conoscendo bene pregi e difetti dei due mondi. “La fotocamera giusta per le giuste necessità” – dichiara Rino Giardiello – e questa semplice e scontata considerazione è, invece, il motivo per cui molti fotografi, sia professionisti che appassionati, hanno un immediato feeling negativo durante le prove effettuate presso un negoziante o nei recenti workshop organizzati dallo stesso Giardiello (di recente si è tenuto il 2° Incontro Foveon sul ritratto ambientato in bianconero nella splendida località di Caramanico).

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Il primo impatto negativo si ha già provando a scattare, per esempio, con una recentissima fotocamera Sigma sd Quattro (APS-C o APS-H): per quanto solida ed ottimamente rifinita, è una fotocamera lenta – comparata a qualsiasi altra fotocamera odierna – nel mettere a fuoco e scattare. C’è poco da fare salvo accettare questo fatto e tornare ad anticipare lo scatto come si faceva una volta, godendo tra l’altro di una messa a fuoco molto precisa, o rinunciare a cogliere l’attimo: le Sigma non sono comunque fotocamere per le foto d’azione, ma per situazioni meno dinamiche nelle quali non si potrà fare a meno di apprezzare la qualità molto simile a quella di una recente medio formato digitale.

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Con le recenti Sigma sd Quattro H e sorellina minore con sensore APS-C (aggiornamento firmware 1.04) è arrivata la grande novità del salvataggio delle foto in formato DNG, il negativo digitale inventato da Adobe che si pone come “RAW universale”. Un grande passo in avanti per gli utenti Sigma, visto che il RAW delle loro fotocamere – X3F – può venire aperto e sviluppato solo dal programma specifico Sigma Photo Pro, attualmente giunto alla versione 6.5.3, scaricabile gratuitamente dal sito Sigma Global Vision.

Sigma Photo Pro è sempre stato il miglior programma per spremere tutta la qualità dai file del Foveon (Sigma conosce bene il suo sensore), ma è lentissimo, con una confusa traduzione in Italiano (meglio usarlo in inglese) e non va oltre le funzioni principali di correzione. Il DNG, pur pesando il doppio del corrispondente X3F, si apre in un secondo con qualsiasi programma di fotoritocco, in particolare Photoshop, Lightroom e Adobe Camera RAW (cosa scontata visto che fanno parte tutti della grande famiglia Adobe).

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Nonostante il file X3F sia a 14 bit e contenga più informazioni del DNG che è a “soli” 12 bit, sembra che, in situazioni estreme, sia possibile tirar fuori più informazioni dal DNG, in particolare per quanto riguarda le alte luci.

Sarà proprio così? Con le consuete prove sul campo, Rino Giardiello ha messo alla prova in situazioni volutamente estreme le foto salvate in X3F e DNG. Chi sarà il vincitore? Quale formato conviene adoperare per ottenere la massima qualità dalle foto scattate con la Sigma sd Quattro H e qualsiasi altra fotocamera Sigma in grado di salvare anche in formato DNG grazie agli ultimi aggiornamenti firmware?

L’articolo comparativo DNG vs X3F pubblicato su Nadir Magazine è qui.

Il test sul rumore e l’auto binning è qui.

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Pierpaolo Ghisetti prova per Nadir Magazine il Leitz 250mm F/4 nelle isole caraibiche di Trinidad e Tobago, situate proprio di fronte alle coste del Venezuela, in Sud America, l’ultimo tassello di isole e isolotti che, partendo da Cuba, compongono un caratteristico arco nel mar dei Caraibi. (altro…)

Il Godox AD360 II TTL non è un flash ma un sistema flash potente, leggero, portatile ed autonomo in grado di accompagnare il professionista fotografo in esterni permettendo il massimo controllo della luce grazie ai numerosi accessori ed alla batteria che permette oltre 450 scatti a piena potenza e diverse migliaia nell’uso normale.

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Su Nadir Magazine, le particolari foto di Andrea Facco, chiamate “PanoCreative” dall’Autore. Foto panoramiche a sviluppo verticale ottenute con la fusione di molteplici scatti grazie a PhotoMerge.

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Per gli appassionati del mitico marchio Minox, una breve storia e le caratteristiche dei modelli più significativi nei formati 8×11 e 24×36. Dalle microscopiche “spy camera” ideate da Walter Zapp nel 1926 alle compatte 24×36 che sono arrivate fino alla fine della storia della pellicola. Attualmente Minox produce alcune fotocamere compatte digitali, ma questa è un’altra storia. (altro…)

FERRAGLIA DELL’EST“. Questo il titolo dell’articolo di Gian Luca Silvagni sulle fotocamere e gli obiettivi dell’Est. Gian Luca chiama scherzosamente “ferraglia” le fotocamere che tanto ama e colleziona. Dal passo a vite al digitale, un racconto sincero dal quale trapela tutta la passione di Gian Luca – fotografo di Sport che ha già pubblicato diversi articoli su Nadir – per la sua “ferraglia dell’Est”.

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Su Nadir Magazine le prime impressioni sulla Sigma sd Quattro H, la mirrorless dotata di sensore Foveon formato APS-H (più grande dell’APS-C e più piccolo del Full Frame). Una prima prova sul campo durante il recente 2° Incontro Foveon a Caramanico. Il test definitivo verrà effettuato durante l’estate.

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TEST SIGMA MC-11

Pubblicato: 11/05/2017 da Admin in Fotocamere/obiettivi, News
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Un piccolo e geniale “mount converter”, vale a dire che il Sigma MC-11 non è un semplice anello adattatore che permette di montare obiettivi dotati di baionetta Sigma SA o Canon EOS su corpi Sony con baionetta E (full frame o APS-C), ma promette la totale compatibilità ed il totale dialogo di questi obiettivi con il corpo come se fossero ottiche originali, dall’autofocus ai dati nell’exif. (altro…)

Sigma-17-70-paraluceSu Nadir Magazine l’approfondita prova sul campo del Sigma 17-70 F/2.8-4 Contemporary, uno zoom versatile e dal buon rapporto qualità/prezzo che può sostituire il 18-55 di serie nel formato APS-C. Rino Giardiello lo mette alla prova nelle più diverse condizioni d’uso ed il piccolissimo zoom si è sempre comportato molto bene.

Nella foto sottostante, sempre il Sigma 17-70 F/2.8-4, questa volta adoperato da Kate Chung per la foto di una speciale ricetta pubblicata su GhiottaMente, il sito di cucina asiatica, italiana e fusion realizzato dalla brava chef taiwanese: degli ottimi gnocchi con ricotta, scorza di limone, melanzane e basilico. (altro…)

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La prova sul campo di un grande obiettivo in tutti i sensi, il Phase One 120mm F/4 per il medio formato. Un obiettivo molto grande ma, paradossalmente, destinato alla riproduzione di oggetti molto piccoli. Un ottimo obiettivo macro prodotto dalla Phase One e provato da Michele Vacchiano su Nadir Magazine. (altro…)

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Rino Giardiello incontra il vecchio amico Adriano Lolli nel suo tempio a Montorio al Vomano in provincia di Teramo. Sul “tavolo operatorio” di Lolli, la Sigma sd Quattro del nostro e, affianco, un grosso binocolo. L’invenzione dei due creativi personaggi sarà forse un obiettivo in grado di scattare fotografie stereo 3D sfruttando le particolari caratteristiche del sensore Foveon? Nulla è da escludere e le idee in cantiere sono tante, ma per ora si tratta solo di un foro stenopeico supergrandangolare con baionetta Sigma SA e, in futuro, un “foro stenopeico zoom” grazie ad un piccolo elicoide di messa a fuoco (ricordiamo che il foro stenopeico, allungando il tiraggio, non cambia il punto di messa a fuoco ma la lunghezza focale). Buon lavoro Adriano!

Ricordiamo una semplice esperienza con un foro stenopeico autocostruito in un vecchio articolo pubblicato su Nadir Magazine nel 1986 nel quale spiegano bene i principi basilari del foro stenopeico.